eLaSTiCo live ++ PSCH PSHIT + proiezione video PLANET QUEER



VENERDI 20 APRILE
h. 21
eLaSTiCo live
PSCH PSHIT (Bordeaux)
+
proiezione video PLANET QUEER






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Austra le ha invitate a fare la loro prima parte a dicembre e giugno.
Su scena sono due: Mariele (canto, programmazione, tastiere) e Alice (canto, tip tap, batteria elettronica).
E’ uno spettacolo tanto musicale quanto visivo in cui si mescolano performance, danza, video e suono.
L’incontro della voce umana con il battito delle macchine, per dare vita ad un universo dark, misterioso e sensuale. 

Planet Queer video
L'aereo di Odinette e Krishnette ( la coppia di fuoco che abbiamo visto in Lesbian Fever ) si ritrova in un vortice di energia bermudiana e atterra su un pianeta sconosciuto. 
é l'inizio di un viaggio interplanetare nella tentazione, ispirato dalla tradizione Z. 

Tecnica di animazione: Stop motion
Durata: 15 min
In francese con sottotitoli in italiano/ inglese

TRAVELLERS mostra personale di SIGNORA K


GIOVEDI 19 APRILE 
h. 19.30
opening
TRAVELLERS
personale di 
SIGNORA K
http://myspace.com/signorak  


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Travellers
Una personale di Signora K in co-curatela con Adele Dell'Erario
Il sapore del viaggio, la memoria nomade, la natura, i volti del Nord Europa: è nell'area di intersezione tra questi elementi che prende forma Travellers, progetto artistico di Signora K costituito da un corpus di 6 tele ad acrilico.


In mostra ad Elastico dal 19 aprile al 2 maggio 2012, Travellers si sviluppa in una sorta di galleria di volti che si fanno memoria di storie, parole sconosciute, giochi inventati, strade non asfaltate – una memoria zingara, che non fornisce risposte allo spettatore, non gli parla, ma che tuttavia si rivela, osservandolo.

L'elemento naturale – che sia un animale, un fiore, un colore – destabilizza la solitudine dei volti, facendosi prorompente: turba la comunicazione tra questi ultimi e il pubblico, la rende meno diretta, diventando al contempo comune denominatore di tutte le opere in mostra. 

Su questo sfondo, l'artista gestisce l'intima memoria che i soggetti custodiscono gelosamente, facendosi medium, per il pubblico, di un rapporto – quello tra soggetto e natura – che non è dato conoscere nel profondo: chi osserva ne rimane fuori, pur avvertendo forte una forma di empatia del tutto particolare, inquientante e grottesca. 

Il pubblico è infatti chiamato in causa solamente quando il rapporto tra soggetti e natura si manifesta nella contorsione dei corpi ritratti che, seppur leggera e a volte impercettibile, non racchiude risposte ma una lunga serie di domande - “Sai chi sono? Da dove vengo? Hai paura?”

Signora K
Signora K è nata a Reggio Emilia dove ha lavorato come atelierista per l’infanzia. Vive a Parma tra verde e gatti.
Dall’esigenza di ricerca e sperimentazione di nuovi mezzi e messaggi, la sua arte spazia tra disegni, fumetti, illustrazioni, quadri a olio, dipinti su muro.
Ogni tematica trattata è fortemente caratterizzata da una reinterpretazione personale e da un continuo utilizzo di segni e materiali propri.
Molto legata al tema dell’infanzia e alla carica primordiale e istintiva dei bambini, Signora K osserva ogni cosa come fosse la prima volta e la ricrea nel proprio immaginario, realizzando una sintesi tra maturità espressiva e libertà creativa.
Il grottesco in tutta la sua forza narrativa è una delle caratteristiche più importanti del suo lavoro.

DOCUFORUM #5 PASTA NERA di ALESSANDRO PIVA

MARTEDI 17 APRILE 2012
h. 21
DOCUFORUM #5
PASTA NERA 
di ALESSANDRO PIVA
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Questo è un Paese che ogni tanto ha bisogno di ricordarsi che ha fatto delle cose bellissime. Perché noi ci diciamo tutto quello che di male facciamo, ma ci diciamo poco di quello che di buono facciamo.”
Luciana Viviani, organizzatrice
Il tema dell'infanzia ricorre anche nella quinta e ultima serata di Docuform#0. In Pasta nera sono infatti i bambini ad essere protagonisti, nel racconto per immagini di una vicenda straordinaria ma davvero poco conosciuta della nostra storia recente. Il dopoguerra che le fa da sfondo chiude poi “simbolicamente” il cerchio del nostro ciclo di proiezioni, ricongiungendosi idealmente con l'orizzonte temporale in cui si collocano i documentari di Cecilia Mangini e Pier Paolo Pasolini, che hanno aperto questa playlist numero zero.

Diversi anni fa stavo girando uno speciale per La storia siamo noi a San Severo. Con i curatori del programma avevo concordato un tema sul quale lavoravo già da tempo: le rivolte bracciantili del secondo dopoguerra nelle Puglie. Una delle persone intervistate era Severino Cannelonga, figlio di Carmine, un noto bracciante sindacalista coinvolto nella rivolta del 23 marzo 1950 a San Severo. Terminata la registrazione, Severino mi disse che avrei dovuto ascoltare una sua esperienza di bambino.”
Alessandro Piva
Il 23 marzo 1950, a San Severo (Foggia), centinaia di braccianti esasperati dalla miseria scesero in piazza per protestare contro le basse paghe e la concentrazione del latifondo nelle mani di una piccola oligarchia di famiglie. La rivolta fu duramente repressa, tanto che finì con un morto e 184 arresti. Su questa vicenda si innesta la riscoperta casuale di un vero e proprio fenomeno allargato, quasi contemporaneo ma di segno opposto, impastato di incredibile e spontanea solidarietà. Simbolo di quegli anni di affamata disperazione – soprattutto del sud Italia – era l'umile pasta nera, ottenuta mescolando biada e crusca di grano arso e spigolato nelle ristoppie.

La prima notte che Franco ha dormito da noi, non riusciva a dormire, si agitava. Io gli ho chiesto 'Franco, cos’hai?' e lui 'Non ho sonno'. Il giorno dopo si guardava intorno sospettoso. 'Che cosa cerchi?' e lui 'Niente, niente'. Solo a pranzo, quando mangiò per la prima volta le tagliatelle, si rilassò e disse 'Ci avevano detto che qui c’erano i comunisti affamati che mangiavano i bambini.”
Giovanni Berardi, 7 anni nel 1945

Era il 1946 e trentasei erano le ore di treno necessarie per raggiungere Milano da Roma. La Seconda guerra mondiale, da poco terminata, aveva lasciato devastanti strascichi di povertà, di cui soffrivano soprattutto i bambini. Spontaneamente, un gruppo di donne dell'UDI (l'organizzazione femminile del PCI) organizzò una piccola – ma epica per il tempo – migrazione, grazie alla quale molti bimbi meridionali furono accolti in alcune delle regioni meno affamate, in particolare l'Emilia Romagna e le Marche. Questa non è, però, una storia “di partito”: se inizialmente il PCI avrebbe voluto imporre di coinvolgere solo i figli dei suoi iscritti, le donne dell'UDI si rifiutarono, facendo in modo che tutti i piccoli denutriti potessero essere aiutati senza distinzioni.

Arrivavano come scheletrini, e se ne andavano tutti belli bianchi e rossi”
Miriam Mafai, organizzatrice

Fu così che tra il 1947 e il 1956 più di 70.000 bambini attraversarono l'Italia in treno, suddivisi in gruppi di cento per carrozza, ciascuno con un cartoncino con il suo nome appeso al collo. Al loro arrivo, spesso la banda del paese accompagnava – in stazione – un gran numero di famiglie, già numerose, ma spontaneamente pronte ad accoglierli. Tra reciproche paure derivate dalla superstizione, presto scalzate, e dialetti diversi che dovevano in qualche modo comunicare, si formò così un vero e proprio movimento nazionale in grado di costruire là dove lo stato mancava.

Le cose che raccontavano questi bambini erano come una lezione di geografia per le famiglie; è stato un rapporto che ha dato, ma ha anche molto ricevuto, dal punto di vista sentimentale come da quello culturale: da dove vieni, cosa fa tuo padre, come vivete, come passate le giornate, che tipo di divertimenti vi potete permettere… Erano due mondi diversi che si incontravano. E quando due mondi si incontrano, crescono tutti e due.”
Aude Pacchioni
Organizzatrice - Emilia Romagna

LUNA PARK - Chapitre XVII PER RICORDARSI DI DIMENTICARE


GIOVEDI 5 APRILE 2012
h. 19

LUNA PARK - Chapitre XVII
PER RICORDARSI DI DIMENTICARE
a cura di
Sara Lucas (Bologna) e
Guillaume Clermont (Montréal)
http://www.lunaparkproject.be/

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La matrice accantonata in un cassetto. Il presente dimenticato appartiene al passato.
Ricordiamo odori suoni e immagini, ma tutti questi ricordi restano sfocati nei nostri occhi.
Non abbiamo forse dimenticato che c’è ancora qualcosa da ritrovare?

Nessuno
sa cosa accadrà,
se il sangue arrossirà la terra,
o se prenderà posto negli archivi.

Sempre inesatti, i nostri ricordi sono traduzione di una memoria infedele.
Ora orfani, dove sono andati tutti i nostri souvenirs dispersi?
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Luna Park
Due tappe bolognesi per un progetto europeo di arte itinerante.

Dal 5 al 14 aprile 2012 Elastico ospita Chapitre XVII – Per ricordarsi di non dimenticare; il capitolo successivo Chapitre XVIII – We own the night – è invece visitabile presso La Pillola via Mascarella 37/b dal 13 al 19 aprile.

Né luogo, né gruppo, né associazione, Luna Park è un'iniziativa artistica itinerante che, partita a Febbraio 2012, girerà l’Europa fino al prossimo anno. Curata da Sara Lucas (Bologna) e Guillaume Clermont (Montréal), il progetto si configura come una sorta di avventura, il cui esito andrà definendosi in itinere, per consolidare e promuovere la pratica delle arti contemporanee.

Ventuno capitoli sono la struttura formale e narrativa sulla quale si poggia Luna Park. Lontani dall’essere vincolo, questi rappresentano piuttosto dei veicoli d’incontro, la punteggiatura di una storia non pianificata, ma da farsi. Questa infatti si scriverà nel suo procedere attraverso l’associazione di opere, artisti, curatori, eventi e mostre.

La narrazione, costruita dai diversi attori che partecipano al progetto, si svelerà infatti da sé solo con l’approdo all’ultimo capitolo. Ciascuno dei singoli capitoli, quantunque pezzo necessario alla costruzione finale di Luna Park, è tuttavia al contempo completo ed indipendente dal resto della narrazione.

Ben due saranno le tappe dell'iniziativa artistica ospitate a Bologna, che coinvolgeranno Elastico da un lato e La Pillola dall'altro, per un periodo che andrà complessivamente dal 5 al 19 aprile 2012.

Dal 5 al 14 aprile Elastico ospiterà Chapitre XVII – Per ricordarsi di dimenticare, tappa che coinvolge Hannes Waldschütz (Lipsia), Kesso-Line Saulnier (Montréal), Selene Lazzarini (Bologna).

Il capitolo successivo – il Chapitre  XVIII, We own the night – avrà invece luogo a La Pillola, in via Mascarella 37/b, dal 13 al 19 aprile. Per ciascuna delle sette giornate, verrà esposta dal tramonto all'alba un'opera, quasi a dare una sorta di assaggio di ciò che conterranno i prossimi capitoli di Luna Park. Gli artisti coinvolti sono Cédric Alby (Bruxelles),Francesco Fonassi (Roma),Giovanni Copelli (Bologna), Roland Laimer(Linz), Selene Lazzarini (Bologna), TO/LET (Bologna), Vicky Sabourin (Montréal).

HABITAT #003 - DAUWD - MEET THE ARTIST


SABATO 31 MARZO 
h. 20
ALIVELAB prensenta :
HABITAT #003 - DAUWD - MEET THE ARTIST
Per questo quarto meet the artist ad elastico, contando anche quello dell'evento spin-off Grow Your Soundscape, vi presentiamo un artista che ha dell'incredibile, in un WORKSHOP GRATUITO su ABLETON LIVE, e in particolare sul suo LIVE PACK - NATURAL RYTHMS, rilasciato a febbraio e in copertina da ormai un mese sul sito della softwarehouse per produttori più famosa del mondo.

WORKSHOP GRATUITO [ABLETON LIVE] CON DAUWD
MEDIA PARTNERS:
ABLETON LIVE
PICTURES MUSIC
"Le condizioni di un Habitat possono essere mutate dall'ingresso di un organismo esterno, che perturbandone l'equilibrio, fa si che gli elementi che ne fanno parte debbano misurarsi con una realtà diversa." 
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NATURAL RYTHMS - ABLETON LIVE PACK
http://www.ableton.com/

"Per quanto mi riguarda, non dipende da dove viene ma da come viene utilizzato” afferma Dauwd Al Hilali. sotto il nome di Dauwd, il produttore britannico compone musica da sorgenti apparentemente eterogenee come come vecchi dischi jazz e registrazioni naturali, tra le altre. “Anche qualche cosa di così sonoricamente piatto come il rumore di fondo di un vinile, può avere un ritmo” spiega.

Quando fa un beat, Dauwd ricerca i "ritmi naturali", che definisce come "[trovare] un grove in un qualcosa che non ti aspetteresti, com ad esempio la registrazione di un oggetto che cade e rotola sul pavimento. Ci sarebbe una quantità infinita di dettagli in tutto questo, dove si potrebbero isolare le singole parti e lavorare sul "groove/ritmo naturale" di ciascuna. Questo sarebbe impossibile da ricreare solamente con il MIDI (e gli strumenti virtuali), e restituisce delle sonorità particolarmente organiche e vitali."

http://alivelab.blogspot.com/2012/02/natural-rhythms-dauwd-4-ableton-live.html 
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DAUWD

La serata ospiterà Dauwd (Pictures Music: http://www.facebook.com/picturesmusic), producer e dj d'oltremanica. Dauwd crea musica con una complessità ignota al più dei produttori contemporanei. Stratifica i propri campioni sonori su synth multi-timbrici , i passaggi vocali e strumentali suggeriscono quasi una natura organica delle sue produzioni, guidate sempre da percussioni incalzanti e bassi immacolati. Il metodo "fai un suono, fai che sia il tuo suono, e dagli del ritmo" sembra certamente funzionare per Dauwd.

crescendo in Galles, Dauwd suonava il piano, la chitarra e la batteria mentre sperimentava produzioni elettroniche componendo beats techno houseggianti e vibrazioni drum and bass, campionando dalle sue tracce preferite, o ancora improvvisando con casualità. Le sue produzioni sono piene ed intricate con una vitalità di suoni che costruisce atmosfere calde e avvolgenti, atipiche nel panorama del clubbing.

"Ho collezionato un archivio di suoni abbastanza consistente, dai campionamenti, le registrazioni e il rovistare in rete. la maggior parte dei campioni che uso sono abbastanza random, ascolto qualunque tipo di cose; se il suono è quello che cerco le tengo, altrimenti no."

Un supporto prematuro di Rinse FM così come quello di talenti come Dark Sky e Rob Da Bank, e l'inserimento del suo Live pack "Natural Rythms" in prima pagina sul sito della softwarehouse per producers più famosa del mondo (http://www.ableton.com/), garantiscono a dauwd un raggiante futuro nella scena musicale UK BASS.

More info:

http://www.facebook.com/DauwdMusic
http://www.picturesmusic.co.uk/artists/dauwd
http://soundcloud.com/dauwd 

THE END IS THE BEGINNING ::: mostra e presentazione


VENERDI 30 MARZO
h. 20
per FUTURE FILM FESTIVAL OFF
mostra e presentazione
THE END IS THE BEGINNING
rivista autoprodotta

http://www.xlaboratory.org/

In occasione della quattordicesima edizione del Future Film Festival – manifestazione dedicata al cinema, all’animazione e alle nuove tecnologie che si terrà a Bologna dal 27 marzo al 1° aprile 2012 – Elastico ospita The End is the Beginning.


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La rivista autoprodotta The End is The Beginning è una raccolta di racconti brevi a fumetti e illustrazioni a tema unico. Abbiamo scelto l'Apocalisse o meglio la fine del mondo come lo conosciamo. L'idea era di avere la rivista pronta per gennaio 2012 perché da consumarsi preferibilmente entro dicembre 2012.

Il progetto si è sviluppato on line: Darkam e Paola Verde hanno base a Berlino, dove Paola gestisce la galleria laboratorio Xlab, Misstendo invece vive e lavora a Bologna. 
Gli altri autori selezionati risiedono in diverse città italiane e tedesche.

The End is The Beginning  vuole essere una sorta di raccolta di idee su un tema di cui si discute anche troppo in questo anno.
Idee disegnate, perché crediamo che ogni autore chiamato in causa avesse già insito nella sua modalità di tracciare segni una fascinazione su questo tema. Che fosse un osservatore privilegiato. Che potesse smentire o assecondare in maniera intelligente ed emozionante questa nuova fissazione mediatica.
Il risulato sono 56 pagine a colori, un alternanza di tavole a fumetti e illustrate raccolte in due valve cartacee fotografiche, un alfa e un omega in carta patinata.

5 fumettisti 5 illustratori  (Alessandra de Cristofaro, Alice Socal, Angelo Mennillo, Arianna Vairo, Akab, Blo, Darkam, Misstendo, Stef Lenk, Rocco Lombardi) e 1 fotografa per la copertina, Paola Verde, che è anche l'autrice dell'introduzione e che ha curato il progetto con la collaborazione di Darkam e Misstendo.

DOCUFORUM #0 Proiezione #2 | La bocca del lupo, Pietro Marcello

MARTEDI 27 MARZO 
h. 20

Docuforum #0

Proiezione #2 | La bocca del lupo, Pietro Marcello


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Non siamo partiti da una sceneggiatura – non credo che sia sempre essenziale scrivere prima, specialmente in film di questo tipo – ma si è proceduto nella costruzione del racconto in sede di montaggio, giorno dopo giorno.”
P. Marcello

Nella primavera del 2008 è iniziata la preparazione de La bocca del lupo, ma solo verso la fine di quell'anno è nato il film. Il punto di svolta corrisponde al momento in cui Enzo e Mary hanno deciso di raccontarsi nel piano sequenza che li ritrae seduti l'uno accanto all'altra nella loro mansarda di Vico Croce Bianca.
È da lì che siamo partiti per costruire la storia: la loro confessione è stata uno spartiacque decisivo, la convergenza di un lungo, difficile periodo di avvicinamento alla città e a i personaggi.”
S. Fgeier

Dalle opinioni e riflessioni su amore e sessualità degli italiani degli anni Sessanta conComizi d'amore, alla storia di UN amore, nella Genova di oggi: la seconda serata di proiezioni di Docuforum#0 ospita La bocca del lupo di Pietro Marcello.

Né film a soggetto, né documentario in senso stretto, La bocca del lupo è un poema visivo e sonoro di rigorosa bellezza ed intensa delicatezza, che dal reale parte e si nutre, trasfigurandolo poeticamente senza alcun tradimento o buonismo.

È Genova – con la sua storia, il suo vecchio angiporto e le vite che brulicano nei carrugi – a tenere insieme le due linee narrative che dialogano nel film, costruendo un continuo rimando tra “micro” e “macro”. Con le parole del regista, “Enzo e Mary rappresentano la 'piccola' storia, il presente, quello che resta, all'interno della 'grande' storia di una città. Il film ha una struttura circolare, articolata su più livelli. La 'piccola' storia di Enzo e Mary si intreccia con la 'grande' storia della città, della sua memoria e dei suoi abitanti. Le linee narrative nel film procedono compenetrandosi, dialogando o a volte sfiorandosi appena in un racconto che mescola linguaggi, stili, generi e materiali diversi.

Quest'alternanza, visivamente, è segnalata da un costante fluire tra materiali di repertorio – girati in super8 da cineamatori genovesi per buona parte del Novecento – da un lato e le immagini che raccontano il presente di Enzo e Mary dall'altro. Il quasi onirico montaggio di Sara Fgeier procede per assonanze: “Dall'eterogeneità dei materiali organizzati abbiamo provato a dare vita con grande libertà a un flusso di immagini, legate da rapporti nuovi e inediti, che si costituiscono in un continuo e molteplice collegamento di tracce. Il montaggio ha un andamento contrappuntistico creato dall'inserimento di immagini provenienti da diversi contesti, dall'uso del rallentatore o dal succedersi serrato delle inquadrature. L'immagine è utilizzata come memoria attiva, come oggetto immateriale in grado di poter essere manipolato e utilizzato in funzione di nuove riconfigurazioni, di nuovi sensi, di nuove interpretazioni.

Genova, 2 marzo 2010

Caro Marcello,
sono molto lieto, se posso dire così, che sia molto difficile entrare in contatto con Lei [...]
Elisabetta Pieretto Le avrà certamente detto, in ogni caso, che il suo film, a me, è piaciuto straordinariamente [...]
voglio dirle un paio di cose:
  1. il suo film, secondo me, è un caso raro di ripresa, molto efficace e calcolata e meditata, di elementi che trovano le loro radici nei tempi – per me beati – delle ricerche d'avanguardia [...]
  2. la congiunzione tra 'narrazione e 'documento', per non dire la fusione, mi pare riuscitissima [...]
Questo è tutto, e meglio è scriverlo, forse, per ora; poi, mi auguro, ci incontreremo; Genova, ormai, la conosce a perfezione;
con ammirazione e simpatia,

Edoardo Sanguineti