Where I've been ::: personale di Elisa Maccioni


SABATO 12 MAGGIO
h. 20
mostra

WHERE I'VE BEEN
di 
ELISA MACCIONI


in mostra dal 12.5.12 al 25.5.12

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Il tempo, la memoria personale, il filtro che distilla cosa trattenere dal magma degli eventi: sono questi i fili tematici che vengono intrecciati in Where I've been, in mostra ad Elastico dal 12 al 25 maggio 2012. Il progetto di Elisa Maccioni elegge infatti a suo sostrato il vasto terreno del ricordo, indagato nel suo essere consapevole e (ri)costruito congelamento di un presente.

Preoccupato di registrare il momento, l'uomo si lascia infatti a volte sfuggire l'esperienza attuale, più preoccupato di registrare istantanee che successivamente si riveleranno vuote. Quasi prosciugato del suo valore per chi lo vive, il presente viene infatti lavorato, nel ricordo, con semplificazione standardizzata, al fine di renderlo comprensibile ai più. Questo meccanismo è attuato in particolare nelle occasioni “istituzionalizzate” della vita, in cui ciascuno di noi ha prodotto immagini usando lo stesso schema generalizzato.

Proprio dalla fotografia parte Where I've been. Elisa Maccioni recupera infatti immagini personali e di altri creando, attraverso ago e filo, un sistema di relazioni che costruiscono, a loro volta, un nuovo luogo in cui tutte le esperienze raccontate si incontrano.

La tecnica utilizzata – il cucito – ha particolari assonanze con le tematiche indagate: attraverso il lento lavorio del filo, l'artista imita e segue il lavoro del tempo, la sua continua modifica del ricordo, che viene trasformato in nuove immagini. L'isolamento, il movimento costante ma ripetuto richiesto dal lavoro con l'ago  si trasformano in una sorta di mantra, che rende quasi tangibile il tempo, fino a farsi luogo mentale dove i ricordi di chi cuce si fondono con con quelli dei soggetti ritratti.

Elisa Maccioni
Nata nel 1987, dopo essersi diplomata al liceo artistico di Cagliari si iscrive al qudriennio di pittura presso l'Accademia di Belle Arti di Bologna. Attualmente frequenta il biennio di grafica d'arte presso la stessa Accademia.

microcosmos night 2.0 // alberto boccardi + terrapin ++ eLaSTiCo live



VENERDI 11 MAGGIO 
h. 20
live
MICROCOSMOS NIGHT 2.0 //


ALBERTO BOCCARDI 

TERRAPIN 
Giovanni Lami + Shaun Macalpine (AUS).
elettroacustica/ambient



http://www.albertoboccardi.com/
http://soundcloud.com/alberto-boccardi-1

http://www.fratto9.com/


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Alberto Boccardi
Ingegnere e musicista elettronico, dal 2005 ha iniziato a lavorare con la musica elettronica.
Durante la sua ricerca ha trovato la calda densità degli strumenti acustici ed analogici, l’ambiente come suono e molteplici sorgenti sonore come elementi di composi- zione. Cerca di ricreare paesaggi sonori emozionali lavorando con elementi minimi e concentrandosi sulla sospensione, sull’attesa e sul contrasto tra suono e silenzio. 

Membro fondatore di anyBetterPlace, gruppo audio- video performativo / installativo, selezionato come finalista per il festival Muv (Firenze 10) e per il NAO Performing Festi- val (Milano 10). Si sono esibiti anche all’ Edvisk festival di Stoccolma (Svezia, 09) e nel Padiglione danese per la Biennale di Venezia 11. 

Nel gennaio 2012 pubblica il suo primo album solista con l’etichetta indipendente fratto9 under the sky.
E‘ stato selezionato dalla rivista inglese The Wire per essere presente nella compilation di Aprile 2012 sull’underground experimental music.
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Terrapin
Giovanni Lami + Shaun Macalpine (AUS).
Progetto live, uscito su cd nella seconda metà di aprile per Fratto9.
Duo di improvvisazione elettroacustica basato sulla manipolazione in diretta di field recordings, strumenti analogici e suoni con origine digitale. Questo lavoro è il risultato di alcune sessioni registrate nell'autunno 2011 nel mio studio, successivamente editate leggermente senza overdubs, scegliendo le parti più coerenti e compiute, che hanno al loro interno elementi in evoluzione a formare un solido arrangiamento.





HITCHBOX un progetto di MICHELE BRANCATI e DAVIDE MANTI


VENERDI 4 MAGGIO
h. 20
opening 
HITCHBOX 
un progetto di
MICHELE BRANCATI e DAVIDE MANTI

dal 4.5.12 al 10.5.12

http://www.michelebrancati.it/
http://vimeo.com/user8605214/videos/all
www.premioceleste.it/artista-ita/idu:51178/

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Progetto a quattro mani per uno spazio espositivo permeato da ossessioni hitchcockiane, Hitchbox nasce da una comune ricerca di Davide Manti e Michele Brancati sulle suggestioni che hanno caratterizzato la produzione filmica di Alfred Hitchcock fin dal periodo inglese, ancora piuttosto vincolata, dal punto di vista visivo, alle convenzioni cinematografiche dell'epoca, ma già ricca di quelle tematiche ossessive, ironiche, voyeuristiche, claustrofobiche che avranno la loro piena espressione nei capolavori che il regista firmerà poi negli anni Sessanta.

Proprio su questi temi si sviluppa infatti l'intero percorso espositivo allestito da Manti e Brancati, progetto composito che comprende varie unità tra video, fotografia e installazione, in mostra ad Elastico dal 4 al 10 maggio 2012.

Punto focale dell' esposizione è H.C.H.C.O.K., cortometraggio che ruota attorno ad alcuni punti fermi quali il tema dello spazio-cabina destinato schizofrenicamente alla liberazione del sé (la doccia, l’acqua, il corpo) e al suo inevitabile “incastro” in una situazione dove ci si rivela nudi, inermi nei confronti di un occhio che ci guarda, voyeur nascosto e, forse, a caccia di atti estremi. A corollario, anche la visione da parte dello spettatore risulta intrappolata, pur derivando da una scelta consapevole dello stesso. Per questa ragione, quasi a segnalarlo, ad osservare il nucleo principale del progetto sulla soglia tra la strada e lo spazio espositivo è allestita EYECAGED. L'installazione definisce una sorta di cinescopio scarnificato in cui è riconoscibile l'occhio di  Alfred Hitchcock, assolutamente mobile ma sadicamente rallentato; sorta di occhio interiore solito a sconfinare nella fantasia, qui è rappresentato confinato dentro una pesante gabbia per cani.

Il video è accompagnato da un'ulteriore installazione – un doccione metallico che incombe sulla testa degli spettatori e un enorme coltello – mock-up quasi alla Oldenburg che rinforza la percezione dello spazio della galleria come un unico, grande box doccia memore del set hitchcockiano. In questo contesto, i due artisti proporranno una performance durante la quale reciteranno i titoli delle clip montate nel video, contemporaneamente ripresi con diverse tecniche – fotografia analogica, digitale, videofonino, webcam. Il materiale raccolto andrà così a far parte della loro personale galleria di ossessione hitchcockiana.

L'intero progetto è disseminato di numerosi altri indizi e rimandi all'opera di Hitchcock.  Hitchbox – che si completa con altri lavori quali PSYCHO FRAME #1 (fotografia di Janet Leigh nell’atto di morire), la serie di valigie luminose MCGUFFINS 2012 (installazione con neon, fotogrammi e poliuretano), SIR ALFRED SLICED BY HIS BEST FRIEND SAUL (acrilico e stampa su carta) – non si configura però semplicemente come una mostra-omaggio, diventando piuttosto una condivisione di ossessioni riutilizzate come variabili estetiche a diversi fini espressivi.

Davide Manti
Davide Manti, nato ad Alessandria nel 1973, si laurea in Architettura allíUniversità di Genova con una tesi su case e fantasmi nel cinema horror, lavoro risultato vincitore nel 2002 del premio "Filippo Sacchi" del sindacato cinegiornalisti italiani. E' architetto, pittore, montatore cinetelevisivo, scrive articoli su alcune web-zine italiane (tra cui www.archandweb.com); è autore di Ca(u)se perturbanti. Architetture horror fuori e dentro lo schermo. Fonti figure temi (Lindau, 2003), "Lo schermo infestato: Architetture perturbanti nel cinema" nel volume collettivo Spiriti inquilini. Le case 'infestate' fra palcoscenici e tribunali curato da G.Mina (Besa, 2008) e "Orrori in movimento", in Moviement, Horror Made in Italy (Gemma Lanzo editore, 2009). Attualmente insegna Tecnologia a Bologna. È inoltre collezionista di macchine fotografiche antiche e di pellicole a passo ridotto con cui monta collages e filmati di found-footage. In questo contesto, espone per la prima volta le sue istallazioni ed il video co-diretto con Michele Brancati. 

Michele Brancati
Michele Brancati, nato a Reggio Calabria nel 1977, dopo gli studi accademici in cinema e fotografia presso il DAMS di Bologna, approfondisce l’ambito del fotogiornalismo presso l’Istituto Italiano di Fotografia di Milano sotto la guida del fotoreporter Hannes Schick. Nel 2008 vive sul confine slovacco-ucraino per documentare le condizioni dei centri di accoglienza per immigrati. Nel 2009 vive tra Estonia e Lettonia per documentare la situazione socio-politica, a ridosso della elezioni europee.I suoi reportage sono stati pubblicati da varie riviste specializzate di fotogiornalismo, nonché su diversi quotidiani nazionali e trasmessi su “Linea Notte” approfondimento del TG3. Partecipa a varie iniziative sul tema “convivenza, integrazione e dialogo tra culture” sia in Italia che all’estero, esponendo i suoi lavori in diverse mostre personali e collettive. E’ stato per tre anni fotografo ufficiale del Festival Internazionale del Jazz di Orsara di Puglia (FG). Vincitore di tre Bronze Award all’International Photography Award 2010 di Orvieto. Premio Speciale HF Distribuzione. Rovereto Immagini 2011. Attualmente vive e lavora Bologna come reporter free lance e docente di fotografia.


RODOLPHE COSTER eLaSTiCo live ultimo minuto


LUNEDI 23 APRILE 
h. 21
live 
RODOLPHE COSTER

http://www.myspace.com/rodolphecoster
http://rodolphecoster.bandcamp.com/
http://soundcloud.com/rodolphe-coster

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eLaSTiCo vi invita al live dell'ultimo minuto
ospite il musicista belga RODOLPHE COSTER
lunedì 23 aprile dalle ore 21

eLaSTiCo live ++ PSCH PSHIT + proiezione video PLANET QUEER



VENERDI 20 APRILE
h. 21
eLaSTiCo live
PSCH PSHIT (Bordeaux)
+
proiezione video PLANET QUEER






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Austra le ha invitate a fare la loro prima parte a dicembre e giugno.
Su scena sono due: Mariele (canto, programmazione, tastiere) e Alice (canto, tip tap, batteria elettronica).
E’ uno spettacolo tanto musicale quanto visivo in cui si mescolano performance, danza, video e suono.
L’incontro della voce umana con il battito delle macchine, per dare vita ad un universo dark, misterioso e sensuale. 

Planet Queer video
L'aereo di Odinette e Krishnette ( la coppia di fuoco che abbiamo visto in Lesbian Fever ) si ritrova in un vortice di energia bermudiana e atterra su un pianeta sconosciuto. 
é l'inizio di un viaggio interplanetare nella tentazione, ispirato dalla tradizione Z. 

Tecnica di animazione: Stop motion
Durata: 15 min
In francese con sottotitoli in italiano/ inglese

TRAVELLERS mostra personale di SIGNORA K


GIOVEDI 19 APRILE 
h. 19.30
opening
TRAVELLERS
personale di 
SIGNORA K
http://myspace.com/signorak  


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Travellers
Una personale di Signora K in co-curatela con Adele Dell'Erario
Il sapore del viaggio, la memoria nomade, la natura, i volti del Nord Europa: è nell'area di intersezione tra questi elementi che prende forma Travellers, progetto artistico di Signora K costituito da un corpus di 6 tele ad acrilico.


In mostra ad Elastico dal 19 aprile al 2 maggio 2012, Travellers si sviluppa in una sorta di galleria di volti che si fanno memoria di storie, parole sconosciute, giochi inventati, strade non asfaltate – una memoria zingara, che non fornisce risposte allo spettatore, non gli parla, ma che tuttavia si rivela, osservandolo.

L'elemento naturale – che sia un animale, un fiore, un colore – destabilizza la solitudine dei volti, facendosi prorompente: turba la comunicazione tra questi ultimi e il pubblico, la rende meno diretta, diventando al contempo comune denominatore di tutte le opere in mostra. 

Su questo sfondo, l'artista gestisce l'intima memoria che i soggetti custodiscono gelosamente, facendosi medium, per il pubblico, di un rapporto – quello tra soggetto e natura – che non è dato conoscere nel profondo: chi osserva ne rimane fuori, pur avvertendo forte una forma di empatia del tutto particolare, inquientante e grottesca. 

Il pubblico è infatti chiamato in causa solamente quando il rapporto tra soggetti e natura si manifesta nella contorsione dei corpi ritratti che, seppur leggera e a volte impercettibile, non racchiude risposte ma una lunga serie di domande - “Sai chi sono? Da dove vengo? Hai paura?”

Signora K
Signora K è nata a Reggio Emilia dove ha lavorato come atelierista per l’infanzia. Vive a Parma tra verde e gatti.
Dall’esigenza di ricerca e sperimentazione di nuovi mezzi e messaggi, la sua arte spazia tra disegni, fumetti, illustrazioni, quadri a olio, dipinti su muro.
Ogni tematica trattata è fortemente caratterizzata da una reinterpretazione personale e da un continuo utilizzo di segni e materiali propri.
Molto legata al tema dell’infanzia e alla carica primordiale e istintiva dei bambini, Signora K osserva ogni cosa come fosse la prima volta e la ricrea nel proprio immaginario, realizzando una sintesi tra maturità espressiva e libertà creativa.
Il grottesco in tutta la sua forza narrativa è una delle caratteristiche più importanti del suo lavoro.

DOCUFORUM #5 PASTA NERA di ALESSANDRO PIVA

MARTEDI 17 APRILE 2012
h. 21
DOCUFORUM #5
PASTA NERA 
di ALESSANDRO PIVA
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Questo è un Paese che ogni tanto ha bisogno di ricordarsi che ha fatto delle cose bellissime. Perché noi ci diciamo tutto quello che di male facciamo, ma ci diciamo poco di quello che di buono facciamo.”
Luciana Viviani, organizzatrice
Il tema dell'infanzia ricorre anche nella quinta e ultima serata di Docuform#0. In Pasta nera sono infatti i bambini ad essere protagonisti, nel racconto per immagini di una vicenda straordinaria ma davvero poco conosciuta della nostra storia recente. Il dopoguerra che le fa da sfondo chiude poi “simbolicamente” il cerchio del nostro ciclo di proiezioni, ricongiungendosi idealmente con l'orizzonte temporale in cui si collocano i documentari di Cecilia Mangini e Pier Paolo Pasolini, che hanno aperto questa playlist numero zero.

Diversi anni fa stavo girando uno speciale per La storia siamo noi a San Severo. Con i curatori del programma avevo concordato un tema sul quale lavoravo già da tempo: le rivolte bracciantili del secondo dopoguerra nelle Puglie. Una delle persone intervistate era Severino Cannelonga, figlio di Carmine, un noto bracciante sindacalista coinvolto nella rivolta del 23 marzo 1950 a San Severo. Terminata la registrazione, Severino mi disse che avrei dovuto ascoltare una sua esperienza di bambino.”
Alessandro Piva
Il 23 marzo 1950, a San Severo (Foggia), centinaia di braccianti esasperati dalla miseria scesero in piazza per protestare contro le basse paghe e la concentrazione del latifondo nelle mani di una piccola oligarchia di famiglie. La rivolta fu duramente repressa, tanto che finì con un morto e 184 arresti. Su questa vicenda si innesta la riscoperta casuale di un vero e proprio fenomeno allargato, quasi contemporaneo ma di segno opposto, impastato di incredibile e spontanea solidarietà. Simbolo di quegli anni di affamata disperazione – soprattutto del sud Italia – era l'umile pasta nera, ottenuta mescolando biada e crusca di grano arso e spigolato nelle ristoppie.

La prima notte che Franco ha dormito da noi, non riusciva a dormire, si agitava. Io gli ho chiesto 'Franco, cos’hai?' e lui 'Non ho sonno'. Il giorno dopo si guardava intorno sospettoso. 'Che cosa cerchi?' e lui 'Niente, niente'. Solo a pranzo, quando mangiò per la prima volta le tagliatelle, si rilassò e disse 'Ci avevano detto che qui c’erano i comunisti affamati che mangiavano i bambini.”
Giovanni Berardi, 7 anni nel 1945

Era il 1946 e trentasei erano le ore di treno necessarie per raggiungere Milano da Roma. La Seconda guerra mondiale, da poco terminata, aveva lasciato devastanti strascichi di povertà, di cui soffrivano soprattutto i bambini. Spontaneamente, un gruppo di donne dell'UDI (l'organizzazione femminile del PCI) organizzò una piccola – ma epica per il tempo – migrazione, grazie alla quale molti bimbi meridionali furono accolti in alcune delle regioni meno affamate, in particolare l'Emilia Romagna e le Marche. Questa non è, però, una storia “di partito”: se inizialmente il PCI avrebbe voluto imporre di coinvolgere solo i figli dei suoi iscritti, le donne dell'UDI si rifiutarono, facendo in modo che tutti i piccoli denutriti potessero essere aiutati senza distinzioni.

Arrivavano come scheletrini, e se ne andavano tutti belli bianchi e rossi”
Miriam Mafai, organizzatrice

Fu così che tra il 1947 e il 1956 più di 70.000 bambini attraversarono l'Italia in treno, suddivisi in gruppi di cento per carrozza, ciascuno con un cartoncino con il suo nome appeso al collo. Al loro arrivo, spesso la banda del paese accompagnava – in stazione – un gran numero di famiglie, già numerose, ma spontaneamente pronte ad accoglierli. Tra reciproche paure derivate dalla superstizione, presto scalzate, e dialetti diversi che dovevano in qualche modo comunicare, si formò così un vero e proprio movimento nazionale in grado di costruire là dove lo stato mancava.

Le cose che raccontavano questi bambini erano come una lezione di geografia per le famiglie; è stato un rapporto che ha dato, ma ha anche molto ricevuto, dal punto di vista sentimentale come da quello culturale: da dove vieni, cosa fa tuo padre, come vivete, come passate le giornate, che tipo di divertimenti vi potete permettere… Erano due mondi diversi che si incontravano. E quando due mondi si incontrano, crescono tutti e due.”
Aude Pacchioni
Organizzatrice - Emilia Romagna